Un quadro aggiornato del mercato del refit. Un mercato strategico, non semplice alternativa.

Un quadro aggiornato del mercato del refit. Un mercato strategico, non semplice alternativa.

Come noto gli scenari di recessione dei mercati internazionali hanno generato una crisi molto profonda della nautica mondiale: ogni riferimento a flessioni di carattere ciclico, riscontrate in particolare nei mercati d'oltreoceano negli ultimi vent'anni, non sembra fornire plausibili indicazioni nei confronti di questa situazione. La crisi attuale, di carattere strutturale, sortirà l'effetto di modificare sensibilmente gli assetti internazionali degli ambiti produttivi e dei settori complementari.
Alle difficoltà generali di natura finanziaria si combinano specifiche criticità proprie del settore, che incidono in termini più immediati - e in misura particolarmente preoccupante - all’interno della filiera delle piccole e piccolissime imprese della fornitura (con effetti visibili già dalla fine del 2008).
Il riassetto del settore richiede alle imprese profonde innovazioni, specie in un lungo periodo di profonda instabilità dei mercati e del credito: il mercato che ci aspetta, come è stato recentemente osservato anche da operatori importanti, andrà assecondato coniugando design e innovazione.

A fronte di un’evidente flessione della produzione di nuovi yacht, l’ambito cantieristico del “refit & repair” gode non solo di ottima salute, ma viene riconosciuto da più parti come il settore dell’industria dei superyacht in grado di garantire stabilità e sicurezza economica all’intera filiera nautica.
A questo settore fanno tradizionalmente capo le attività di riparazione e trasformazione, manutenzione ordinaria e straordinaria, attività di surveying (meglio illustrate di seguito), lavori e servizi in garanzia.
Secondo Champer & Nicholsons sono ben 4159 (a maggio 2009) gli yacht superiori ai 24 metri in circolazione, e tutte le stime internazionali prevedono un forte impegno di questo settore nei prossimi anni. Si valuta infatti che nell’arco di un triennio non meno di 500 nuovi grandi yacht con lunghezza maggiore di 30 metri andranno ad arricchire la flotta mondiale: unità per le quali anche solo gli interventi di refining ed i lavori in conto garanzia costituiranno un contributo formidabile all’industria.
Neppure l’attuale rapporto motoryacht/vela (80%/20%) sembra destinato a cambiare, analizzando i portafogli ordini e le recenti stime sulle consegne.
Altra significativa valutazione è data dai cosiddetti interventi ordinari: ad esempio le Società di classificazione (Lloyd’s Register, American Bureau of Shipping, RINA, Bureau Veritas, Det Norske Veritas ed altre minori) contemplano nei propri regolamenti visite ispettive di carena in bacino (unità “a secco”) ogni 5 anni. E ciò senza considerare che uno yacht, mediamente, richiede un trattamento di pulizia della carena ogni 2/3 anni. Tali requisiti dettano di fatto ottime previsioni di intervento da parte dei cantieri specializzati in queste attività.
Altra considerazione riguarda i passaggi di proprietà degli yacht, che in questo segmento di mercato implicano molte volte una serie di interventi tecnici e di manutenzione: Camper & Nicholson International ha dichiarato nel corso del 2007 il passaggio di proprietà di 315 yacht, il 25% dei quali superava i 40 metri. E tali valutazioni risultano sottostimate di fronte al reale giro d’affari che caratterizza la compravendita dei grandi yacht esistenti!.
Lo stato attuale del mercato porta inoltre a ritenere che molti armatori preferiranno investire nella manutenzione del proprio yacht, piuttosto che ordinarne uno nuovo.
Pressoché la totalità degli yacht è di proprietà privata, si stima tuttavia che un 20-25 % della flotta mondiale sia costituito da unità che vengono adibite a charter.
Il costo annuo di gestione è stato stimato pari a ca. il 7% del valore dell’imbarcazione.
Nel 2007 l’ammontare complessivo dei costi di gestione dei grandi yacht è stato stimato pari a 430 M€ sul territorio italiano.
Alla luce di tutto quanto appena detto è necessario costruire le condizioni di un nuovo riposizionamento strategico del settore, per essere capaci di rispondere contemporaneamente alla ripresa della domanda di nuove imbarcazioni e di servizi al diportismo e adottando, nel medio periodo, profondi processi di innovazione e riorganizzazione produttiva e territoriale.

 
Come appare dislocata l’industria cantieristica nello scenario globale:
 
 
il 57% di queste aziende sono contestualmente cantieri di produzione e riparazione, ed il 43% è dato da imprese che si dedicano esclusivamente al refit & repair.

Chi volesse può approfondire con le slides presentate dal prof.Micheli, il giorno 8-luglio al convegno: “LA CRISI SULL’ECCELLENZA: IL DOMANI DEL SETTORE NAUTICO IN TOSCANA”

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